Giovedì, 23 Maggio 2024

Calcio

Scelte azzardate e non condivise

Gli errori del campionato dalla bocca dei protagonisti

Salvadore e Locorotondo Salvadore e Locorotondo

Nel corso di un programma radiofonico andato in onda su una emittente locale si è tornato a parlare del Manduria calcio a tre settimane dal termine del campionato. E' intervenuto, in diretta telefonica,  Andrea Salvadore, il tecnico idruntino che ha guidato la formazione biancoverde per due terzi della stagione, fino alla sconfitta di Massafra e giubilato prima del match d'andata dei quarti di finale nazionali della Coppa Italia. Quella Coppa Italia che, perlomeno per ciò che concerne la fase regionale, Salvadore e la società presieduta da Giuseppe Vinci hanno portato nella bacheca dei trofei della società messapica per la prima volta nella sua, quasi, secolare storia. Riportiamo pedissequamente e testualmente le  dichiarazioni dell'ex allenatore manduriano desunte dalla registrazione, in nostro possesso, del suo intervento
"Si stava lavorando in un clima non molto sereno. Già in occasione del mercato invernale, a novembre, ci sono state delle problematiche. Abbiamo tirato avanti, ma era chiaro che qualcosa non andava. Qualcosa non legato ai risultati giacché, su trentaquattro partite disputate sotto la mia conduzione, fra campionato e coppa, ne avevamo vinte ben ventisei, quattro pareggiate e solo quattro perse. Il rapporto con la società si  era incrinato.   Dispiace per come è andata a finire perché con un po' più di serenità avremmo potuto fare dì più. Purtroppo la tranquillità è venuta a mancare e ad iano andati incontro a queste spiacevoli situazioni. Non avvertivo più la fiducia della società, anche nella scelta dei giocatori. Inizialmente avevamo costruito una squadra importante. Non dimentichiamo che a dicembre eravamo primi con quattro punti di vantaggio sull'Ugento, ed eravamo in finale di Coppa Italia. In quel momento non mi son trovato d'accordo su alcune scelte del presidente, in particolare quelle inerenti gli attaccanti Espinar e Munoz. Non ho condiviso quelle scelte di mercato. Alcune dinamiche interne fra i giocatori hanno indotto il presidente a dare ascolto alla parte sbagliata. Perché non si può smantellare una squadra che è prima rivoluzionandola a dicembre. A dicembre abbiamo cambiato sei, sette undicesimi. Per di più ci sono stati i concomitanti infortuni di elementi chiave quali Cavaliere e D'Ettorre ed altri ancora, per cui ci siam ritrovati a gennaio, a mercato chiuso, con pochissimi giocatori. Nel periodo della sosta natalizia ci siamo allenati in cinque, in sei. Una squadra che deve vincere il campionato non può permetterselo. Da li sono nate le problematiche con la società ed alcuni giocatori il cui atteggiamento non condividevo in quel momento. Per il bene di tutti è stato meglio interrompere il rapporto".
Alla domanda del conduttore in studio che chiedeva se, avendo la possibilità di tornare indietro, rifarebbe tutto, Salvadore non ha avuto esitazioni.
"Tutto, fino a dicembre. Manduria e' una piazza importante. Io sono rimasto legato alla società. È una città dove si può fare calcio importante. Il calore della gente lo senti addosso e ti infonde un forte senso di appartenenza. È proprio per questi splendidi ed unici tifosi non sono andato via a dicembre. Da quel momento è diventato difficile lavorare poiché non ho più avvertito la necessaria fiducia e senza la presenza di un direttore sportivo per me diventatava difficile un dialogo. Io credo che ognuno deve rispettare il proprio ruolo. L'allenatore deve fare l'allenatore, altrettanto il presidente ed i giocatori. Quando i ruoli si mischiano insorgono i problemi. Tale situazione l'ho percepita sin da subito. Ho cercato, ad ogni buon conto, di mantenere gli equilibri. Nonostante queste difficoltà abbiamo vinto la Coppa Italia regionale ed eravamo secondi in campionato".
Il tecnico di Otranto ha manifestato, nel suo intervento, un altro rimpianto.
"Puntavo tanto sulla Coppa Italia per puntare alla serie D. Non avendo più una rosa particolarmente profonda era la via più logica ed opportunità per centrare l'obiettivo che era ad un passo. C'era da superare l'ostacolo Paterno'. Purtroppo non c'è stato modo di giocarmi quella partita. Poi è finita come tutti sappiamo. Non è detto che con me in panchina il corso degli eventi sarebbe stato altro. Certo è che quello rappresentava, dal mio punto di vista, il percorso preferenziale da perseguire per centrare il salto di categoria".

Non meno interessanti le dichiarazioni rese, sempre nel corso della medesima trasmissione, dal vice presidente del Manduria Angelo Locorotondo che, dopo aver ringraziato la stampa per il lavoro svolto e per la disponibilità manifestata nel corso della stagione, non ha esitato a definire triste la scorsa domenica.
"Perché in quella finale dovevamo esserci noi, anche se sportivamente vanno riconosciuti i meriti degli avversari. Come asserito in altre circostanze - ha proseguito Locorotondo - siamo stati abili nel reperire risorse utili, molto meno nella gestione delle stesse. Questo è stato il vero problema. Se cost non fosse stato, sicuramente, non avremmo accusato il gap finale di nove punti nei confronti dell'Ugento. Ma neanche di sette, se non fossimo stati penalizzati di due punti, retaggio della precedente stagione. Purtroppo è andata così. Dispiace e fa male. Anche perché oltre ad aver messo su una grande squadra avevamo creato un entusiasmo che non si vedeva da almeno vent'anni. un coinvolgimento totale della città. Era davvero una dea de emozione e motivo d'orgoglio vedere famiglie intere allo stadio, con i bambini a caccia di un autografo e di un cimelio dei propri beniamini. Considerate che parliamo di Eccellenza non di serie A".
Il dirigente biancoverde, alla richiesta del collega giornalista padrone di casa di dare una spiegazione al perdurante silenzio, così  si è espresso.
"Per quel che mi riguarda io sono in pausa. Io, in qualità di vicepresidente, sono stato presente ad Otranto, in occasione dell'ultimo match stagionale. Ho chiesto scusa ai tifosi, sempre encomiabili, per quello che è successo, per questo epilogo. Perché quando si vince lo si fa insieme, ma  quando si perde è necessario che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Chiaramente mi riferisco alla sfera dirigenziale perché i tifosi non hanno colpa alcuna. Non siamo stati bravi nel girone di ritorno che non esitò a definire catastrofico. Abbiamo, in qualche modo, tenuto fino all'ultimo atto della Coppa Italia regionale a Molfetta".
Il vicepresidente offre poi una propria interpretazione a questa involuzione. 
"Intanto credo che l'organizzazione non sia stata ottimale. Abbiamo tolto qualche giocatore che aveva dato un notevole contributo nel girone d'andata e chi doveva surrogarli si è fatto anche male. Sotto questo profilo non siamo stati particolarmente fortunati. Questo non deve essere un alibi, perché se vuoi vincere il campionato i giocatori che sono chiamati a sostegno della causa devono essere all'altezza di coloro che vanno via. Evidentemente così non è stato. Ripeto io parlo per quel che mi concerne".
Il futuro.
"Se non incerto, sicuramente per parlarne bisogna appianare e chiarire alcune situazioni-puntualizza Locorotondo-. Io sono stato chiamato da un gruppo di amici manduriani affinché li rappresentassi nella compagine societaria. Penso di aver profuso ogni energia possibile per onorare al meglio tale ruolo. Io sui gradini del "Dimitri" ci sono nato e cresciuto, mio padre ha ricoperto tale carica prima di me. Non voglio essere critico, ma ho tanta rabbia dentro. Se si deve andare avanti e' necessario una radicale inversione di tendenza. Cominciando dalla  riorganizzazione del settore giovanile, bisogna tornare ad avvicinare la gente. E' semplicistico pensare che sia sufficiente  reclutare un certo numero di calciatori di valore per essere competitivi. Per fare calcio, soprattutto di livello, c'è bisogno di organizzazione e competenza nei vari settori m. Insomma, le persone giuste al posto giusto. Il calcio, anche in Eccellenza, non può prescindere da questi capisaldi: organizzazione, professionalità e competenza. A breve dovrebbe esserci un summit nel corso del quale esporrò il punto di vista mio e del gruppo che rappresento. Un incontro nel corso del quale, con la dovuta calma e nel rispetto dei ruoli e delle persone, dovremo analizzare la situazione. Ripartire da quanto di buono è stato, comunque, realizzato, far tesoro degli errori che e' innegabile, ci sono stati e trovare un punto d'incontro. Altrimenti torniamo ognuno alle proprie attività e ai propri impegni quotidiani.Sarebbe, però, un peccato depauperare il ritrovato entusiasmo. La gente, i tifosi sono pronti a vivere un'altra grande stagione di calcio. Anche perché, col ritorno al girone unico e con la prospettiva,affascinante, di misurarsi con realtà blasonate, ci sarà, sicuramente, da divertirsi ".

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