Lunedì, 4 Marzo 2024

Storie D

Una città che dovrebbe diventare un modello per altre comunità pugliesi

Capitale della cultura, vice Pesaro ma Mesagne non demerita

Mesagne Mesagne

“Presidente, che ovazione! Come se fosse Bruce Springsteen” ha affermato Bonolis ieri al palasport di Pesaro quando il presidente Mattarella é stato accolto al suo arrivo da una standing ovation.  Nel suo discorso ha ricordato il valore della “cultura contro il monopolio del pensiero unico, cultura come lievito che può generare la pace, che è paziente semina per le nuove generazioni”, sottolineando anche che “la cultura non sopporta restrizioni o confini, pretende il rispetto delle opzioni di ogni cittadino, respinge la pretesa, sia di pubblici poteri o di grandi corporazioni, di indirizzare le sensibilità verso il monopolio di un pensiero unico”.

Parole che ogni cittadino e, soprattutto, ogni amministratore dovrebbe tenere impresse nella sua mente e durante l’esercizio delle sue funzioni. Ufficialmente Pesaro è la capitale italiana della cultura 2024. La cittadina marchigiana, città natale di Gioacchino Rossini, potrà realizzare il suo progetto, “La natura della cultura”, grazie ai fondi di un milione di euro, assegnati dal Ministero per i Beni Culturali. Era tra le 10 città finaliste che si contendevano il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2024” ossia: Ascoli Piceno, Chioggia (VE), Grosseto, Mesagne (BR), Pesaro, Sestri Levante con il Tigullio (GE), Siracusa, Unione dei Comuni Paestum-Alto Cilento (SA), Viareggio (LU) e Vicenza.

Pesaro ha vinto il titolo perché ha progettato la sua ‘La natura della cultura’ con un metodo contemporaneo e partecipato: ogni Comune della provincia di Pesaro e Urbino diventeranno nell’anno in corso, in alternativa e insieme al capoluogo, Capitale della Cultura per una settimana. Mesagne però non ha certo sfigurato, portando avanti un percorso, per arrivare in finale, che ha significato un grande processo di crescita culturale. Insieme a Conversano, comune della città metropolitana di Bari, erano le città che concorrevano al titolo, ma solo Mesagne é riuscita ad entrare tra le dieci finaliste, un traguardo non di poco conto se solo si tiene conto che fino a poco tempo fa si pensava che fosse la “capitale della Sacra Corona Unita”. Mesagne, importante centro Messapico, è una città che pochi decenni fa ha attraversato un tratto estremamente buio della sua storia, una comunità che è stata piegata dalla violenza e dalla brutalità dell’umano degradato, ma che oggi si trova da tutt’altra parte, ha affrontato un processo di rigenerazione grazie ad una conduzione fiera e libera, visionaria ed evolutiva.

Ha cancellato nel giro di pochi anni una macchia nella sua vita di comunità, facendo di questa rigenerazione una grande occasione. E i suoi abitanti ne hanno preso coscienza. “Il sindaco Matarrelli ha dichiarato: “Nella seconda metà degli anni Ottanta, Mesagne era considerata la capitale della Scu, la cosiddetta quarta mafia. Ora abbiamo concorso per il titolo di Capitale della Cultura Italiana dopo aver vinto una battaglia che appariva impossibile. Oggi Mesagne è una città viva e attrattiva, una città che attraverso una straordinaria partecipazione di popolo ha dato vita ad un tessuto sociale in cui operano 115 associazioni che contribuiscono alla gestione dei nostri beni monumentali, degli spazi sociali e di 7 beni confiscati alla mafia”. Una città che dovrebbe diventare un modello per altre comunità pugliesi.

Monica Rossi

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