Sabato, 30 Agosto 2025

Giudiziaria

Dopo 9 anni di processo

Cloni di capi d’abbigliamento griffati, assolto grossista manduriano

Lorenzo Bullo Lorenzo Bullo

Si conclude con una piena assoluzione la lunga vicenda giudiziaria che ha coinvolto un imprenditore manduriano operante nel settore della vendita all’ingrosso di abbigliamento. Il Tribunale monocratico di Taranto ha infatti accolto la richiesta dell’avvocato difensore Lorenzo Luigi Bullo, pronunciando la sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

L’inchiesta era stata avviata nel 2016 dalla Procura della Repubblica di Treviso nell’ambito di una vasta operazione condotta dalla Guardia di Finanza, che aveva portato al sequestro di articoli di abbigliamento in tutta Italia, compresa la Puglia. Anche l’attività commerciale dell’imprenditore, situata a Manduria, era stata oggetto di perquisizione e sequestro.

Al centro delle indagini, la commercializzazione di capi d’abbigliamento intimo recanti un noto marchio nazionale. Il marchio in questione, precedentemente detenuto da una società poi fallita, era stato venduto nell’ambito della procedura fallimentare insieme a ingenti stock di merce già presenti nei magazzini.

Tuttavia, poco dopo la conclusione del fallimento, il nuovo detentore del marchio aveva sporto denuncia, segnalando presunte irregolarità nell’uso del brand e sostenendo l’esistenza di capi contraffatti immessi sul mercato. Le sue accuse avevano dato il via, nel 2017, a una nuova ondata di sequestri su tutto il territorio nazionale.

Fin dalle prime fasi del procedimento, l’imprenditore manduriano si era difeso dichiarando la legittimità dell’acquisto e della vendita dei prodotti sequestrati. Con documentazione alla mano, aveva indicato il fornitore della merce e contestato con fermezza qualsiasi ipotesi di contraffazione.

Durante il lungo processo, durato ben otto anni, la difesa è riuscita a dimostrare non solo la piena liceità della provenienza dei capi, ma anche l’assoluta assenza di elementi che potessero configurare un uso illecito del marchio in questione. Le accuse si sono così rivelate infondate, come confermato dalla sentenza emessa dal giudice.

“Si chiude finalmente una vicenda che ha gravemente colpito un imprenditore onesto e operoso, la cui unica colpa è stata quella di ritrovarsi coinvolto, suo malgrado, in una complessa controversia legata alla cessione di un marchio fallimentare,” ha commentato l’avvocato Bullo. “La sentenza sancisce la verità dei fatti e restituisce dignità a chi, per anni, ha dovuto difendersi da accuse infondate.”

La pronuncia del Tribunale tarantino pone fine a un procedimento che ha interessato più procure italiane, confermando come, anche in un sistema giudiziario complesso, sia possibile far valere la verità e ottenere giustizia.

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