
Ero seduta alla mensa universitaria, giovane matricola negli anni ’80, con una ragazza abruzzese che avevo conosciuto da qualche mese. Lei problematica, irrequieta, insoddisfatta, mi dava l’idea che avesse scelto la facoltà di psicologia, non tanto per guarire i traumi altrui, quanto per cercare risposte ai suoi.
«La colpa è di mia madre che ha scelto di destinarmi come padre un coglione» disse.Fu la prima volta che riflettei sulla grandissima responsabilità delle donne, nel designare un uomo come padre.
Sino ad allora il ruolo genitoriale mi era sempre sembrato frutto della casualità. Ma in quella volontà, quasi istintiva delle donne, nel dire: «Voglio un figlio» dovrebbe essere sempre valutato il ruolo del padre, perché non ha la stessa valenza che desiderare un vestito nuovo o un’auto, ma quella figura sarà l’incudine su cui verrà forgiato il carattere di quell’essere che chiamiamo figlio. Non tutti i padri sono come il buon vecchio Giuseppe, che si è preso cura di un figlio non suo! Alcuni possono somigliare, metaforicamente parlando, di più al dio Saturno che divorò i propri figli, ed è per questo che ho sempre reputato fondamentale “scegliere” chi debba essere il padre dei propri figli.
Perché se della madre cerchiamo gli abbracci, del padre cerchiamo la mano. Se nella madre cerchiamo l’amore, nel padre cerchiamo approvazione, esempio e guida! Ma non credo possa esistere un manuale de “Il buon padre”, pur notando come nelle librerie fioriscono volumi a tal proposito.
Il padre è colui che diventa guida, responsabilità, amore, custode… della vita del figlio! Il suo ruolo non è sempre definito al momento del concepimento, come lo è per la madre, ma spesso si delinea e cresce insieme a quello del figlio. Deve imparare quel nuovo mestiere.
E’ anche la figura che più è cambiata negli ultimi decenni, che si è adattata e reinventata. Da quell’essere quasi assente alla cura dei figli, delegato soprattutto al ruolo di sostentamento, ora è partecipe attivo della quotidianità… un po’ impacciato cambia pannolini e da il biberon, porta i figli a scuola e gioca con loro.
Quella meravigliosa parola padre, ha già in sé il più nobile ruolo nella sua matrice: “pa”, nutrimento, protezione… pascere!
Oggi è la festa proprio di chi porti questo nome nel suo più antico significato.
Oggi è festa per quegli uomini che sono padri di amore, di quelli che crescono le loro creature nel significato di cura come impegno di provvedere a qualcuno, di premura e attenzioni.
Oggi è il giorno di chi sappia anche sacrificare sé stesso per amore di un figlio, di chi non pronunci mai la parola “rinuncia” davanti all’esigenza della propria prole… di chi è stato privato di quel ruolo, spesso per atto vendicativo da parte di una donna, di chi sappia amare figli che non abbiano il suo stesso sangue… di chi abbia un figlio speciale ed è padre mille volte di più!
Oggi è anche il giorno di quei padri che non ci sono più, anche del mio, che mi ha lasciato come eredità il suo esempio, che nelle nostre camminate in campagna, tra sentieri scoscesi, si girava a guardarmi e mi diceva: «Metti i tuoi piedi dove io metto i miei» e io quelle orme ancora le cerco, ancora le seguo.
Fortunata Barilaro
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1 commento
Gregorio
gio 20 marzo 23:34 rispondi a GregorioBel Commento, bello davvero. E' come se rispecchia un'altra realtà. Da un pò di tempo a questa parte la situazione si sta degenerando, troppi femminicidi, troppa violenza, troppo bullismo, c'è troppa maleducazione, come se i genitori non fanno più il loro ruolo.............male, molto male