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Oggi mi reco in un ufficio pubblico. Attendo il mio turno, come è giusto che sia, con il mio numeretto in mano, ma quando arrivo allo sportello, mi rendo conto che qualcosa non funzioni come dovrebbe.
L’impiegato mi dice che l’oggetto per il quale sono lì, nei tempi e nei modi previsti, “non risulta”. Mi sento mandare “al primo piano”.
Non spetterebbe a me farlo, dato che il disguido non è causa di mia incompetenza o trascuratezza, ma lo faccio lo stesso.
Inizia l’iter da Pilato a Erode e da Erode a Pilato… Mi sento rispondere al mio buongiorno con un “lei qui non può entrare”. Cerco di spiegare che non è mia volontà essere lì, ma sono stata indirizzata da un loro collega… dopo ripetuti “qui non può entrare”, qualcuno ascolta il perché mi trovi in un luogo vietato al pubblico…
Vengo informata che l’oggetto in causa, non è più lì. Al sorrisino ironico e al “Lei deve fare”, scatta la mia “metà oscura”, quella parte che tutti abbiamo dentro di noi, che io personalmente, cerco sempre di tenere a bada, ma davanti all’arroganza e alla mancanza di educazione, risale a galla.
“Io non devo fare niente! Siete voi che dovete fare dato che il disguido lo avete creato voi!” rispondo.
Mi rendo conto che la mia non è solo un senso di frustrazione, ma vera è propria rabbia!
Non per l’errore umano, comprensibile e ammissibile, ma perché in tutto questo a nessuno e’ venuto in mente di chiedere scusa per il disagio causato!
Ne’ un “ci spiace”, né un “ci scusi”, ma nemmeno una spiegazione del perché sia successo!
Come se il cittadino, che sia io o altro, debba accettare passivamente di aver perso parte del suo tempo, ma anche un oggetto che possa essere importante, per incompetenza o distrazione altrui.
Sarebbe bastato un semplice “ci scusi”, invece… niente!
Non sono fiera della mia reazione di rabbia, non lo sono affatto, tanto che sono io a chiedere scusa al primo impiegato, dal quale ritorno, per la mia reazione nei confronti del suo collega, perché non amo reagire sullo stesso piano di poca civiltà di chi mi stia di fronte.
Però, impariamo le poche regole del vivere civile, impariamo ad usare di più quella semplice parolina di cinque lettere!
Fortunata Barilaro
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