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Si conclude con l'assoluzione in appello il procedimento a carico del manduriano Campeggio Antonio, condannato in primo grado per una presunta detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, reato contestato al momento dell'arresto durante il blitz dell'operazione Impresa della Direzione distrettuale antimafia di Lecce che aveva anche portato allo scioglimento del Comune di Manduria per infiltrazione mafiosa nel 2017.
In primo grado Campeggio era stato condannato a due anni e un mese di reclusione dal Tribunale monocratico di Taranto che aveva aderito alla tesi della pubblica accusa e ritenuto pertanto che la sostanza ritrovata in casa, tra hashish e cocaina, fosse in realtà il residuo di ben più cospicuo quantitativo di droga di cui Campeggio si era sbarazzato sversandola negli scarichi domestici ed opponendo resistenza all'ingresso della polizia che era andata per arrestarlo. Per entrare gli agenti furono costretti a sfondare la porta di ingresso.
La Corte di appello di Taranto ieri ha invece assolto l’imputato aderendo alla tesi della difesa rappresentata dagli avvocati Gaetano Vitale e Lorenzo Bullo (Nella foto) che avevano lamentato l'assenza degli elementi tipici per determinare che quella detenzione (anche eventualmente dell'atra sostanza presumibilmente gettata negli scarichi) fosse destinata a terze persone e non invece ad uso personale.
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