Lunedì, 28 Aprile 2025

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Rotative ferme alla storica tipografia Brizio

Rotative ferme alla storica tipografia Brizio Rotative ferme alla storica tipografia Brizio | © n.c.TARANTO - Rotative ferme alla tipolitografia Brizio Industrie Grafiche di Taranto. Tra le più antiche della provincia jonica e della Puglia, la famosa casa tipografica tarantina ha dichiarato lo stato di crisi per mancanza di commesse. Giuseppe Brizio, titolare dell’omonima ditta, già noto alle cronache per aver diretto la Asl degli scandali (è ancora sotto processo), ha già chiesto ed ottenuto il concordato per la cassa integrazione speciale estesa a tutti i dipendenti. Una ventina di lavoratori, in tutto, tra tipografici e amministrativi, che per le prossime tredici settimane si dovranno accontentare del minimo garantito dallo strumento di ammortizzazione sociale. L’operazione è stata resa possibile grazie all’accordo con i sindacati di categoria che vedono il futuro tutt’altro che roseo per l’impresa di Lama a Taranto. «La proprietà non ci ha dato buone speranze per il futuro», ammette il rappresentante della Slc-Cgil, Fernando Lumino, delegato dal ramo sindacale che ha seguito da vicino la vertenza passata inosservata per colpa dei riflettori accesi sulla vertenza più grande, numericamente parlando, della Teleperformance dove a rischiare il posto sono più di cinquecento. Voci di corridoio, al momento non confermate dai diretti interessati, parlano addirittura di una definitiva dismissione dell’impresa che potrebbe scattare prima dei dodici mesi di tempo massimo concesso alla cassa integrazione (dopo di che scatta la mobilità e quindi la perdita del posto). La famiglia Brizio, insomma, avrebbe preso in considerazione la possibilità di un concordato preventivo con il tribunale per evitare lo stato di fallimento. «Sono solo ipotesi che nessuno si azzarda a prendere in considerazione», afferma ancora il sindacalista della categoria Lumino che se la prende «con la crisi generalizzata del mercato» ma anche con una «nuova realtà dei processi industriali del settore che hanno fatto registrare un significativo calo nell’utilizzo dello strumento grafico su carta». Il dito è puntato sulla diffusione dell’informatica e dei nuovi strumenti digitali, insomma, responsabili di una grave flessione del mercato tipografico. Per i dipendenti che sono con il fiato sospeso, si prospetta quindi un’estate nera. «La forza lavoro delle tipografie Brizio ha una media anagrafica molto alta per cui molti di loro difficilmente potranno essere ricollocati altrove», spiega il sindacalista. «A parte due o tre giovani – aggiunge – il resto è vicino all’età pensionabile». La Brizio Industrie Grafiche è stata fondata nel lontano 1963 da Simone Brizio, papà di Giuseppe ed ha visto il succedersi di tre generazioni. Da sempre all’avanguardia nel campo dell’informazione, è stata tra le prime ad utilizzare i nuovi sistemi di stampa digitale su grandi tirature e formati. L’evoluzione tecnologica e la ricerca della qualità non hanno evitato però gli effetti di una crisi che parte da lontano i cui effetti, proprio qui a Taranto nel settore dei servizi, stanno raggiungendo livelli davvero preoccupanti. Una crisi che non è più sostenibile per la proprietà che per mandare avanti l’impresa investiva una cifra superiore ai quarantamila euro al mese tra stipendi e costi di mantenimento aziendale. Nazareno Dinoi

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